La cliente del mercoledi – Stagione 2

Ritorna la cliente del mercoledi – Puntata 1

Il cappello color miele

Dopo qualche settimana di assenza, mercoledì alle 11:42 la porta si è riaperta.
Laura ha alzato lo sguardo quasi senza volerlo.
Ed era proprio lei.

La cliente del mercoledì.

Stesso passo tranquillo, stesso modo di guardare il negozio come se non entrasse in un luogo, ma in un ricordo.
Questa volta non ha girato subito tra gli scaffali.
Si è fermata davanti a un cappello color miele, con la tesa morbida e una catenella dorata.

“Questo mi piace,” ha detto.
“Ha l’aria di chi sa aspettare.”

Laura ha sorriso.
“Un cappello che sa aspettare?”

Lei se l’è provato lentamente, si è guardata allo specchio e ha annuito.
“Sì. Come certe persone. O certe occasioni.”

Per qualche istante in negozio è rimasto solo il rumore lieve della carta velina in fondo al bancone.
Poi Laura le ha chiesto: “Lo prende?”

La signora si è tolta il cappello con una cura quasi affettuosa.
“No. Non ancora.”

“Sta aspettando un’occasione?”

Lei ha sorriso appena.

“No.
Sto aspettando di capire se qui dentro qualcuno si ricorda di me.”

E, prima di uscire, ha aggiunto:

“Non del mio nome.
Del giorno in cui sono entrata la prima volta.”

Ritorna la cliente del mercoledi – Puntata 2

La cloche rossa

Mercoledì successivo.
Ore 11:42.

La cliente del mercoledì è tornata con un soprabito chiaro e quel suo sguardo che sembra sempre sapere qualcosa in più.
Ha chiesto di vedere una cloche rossa, semplice ma con carattere.

Laura gliel’ha passata e lei l’ha indossata con una naturalezza che faceva pensare che quel cappello fosse nato per lei.
Per un attimo si è guardata nello specchio in silenzio, poi ha detto:

“Ne portavo una simile il giorno in cui ho preso una decisione sbagliata.”

Laura, ormai, sapeva che la seconda frase sarebbe stata quella importante.
Ha aspettato.

“Pensavo di andarmene da Torino.
Avevo una valigia, un indirizzo scritto su un foglio e la convinzione che cambiare città bastasse a cambiare vita.”

La madre di Laura, dietro il banco, ha alzato appena gli occhi.

“E invece?” ha chiesto Laura.

La cliente ha sorriso, ma stavolta senza ironia.

“Invece sono arrivata in stazione e ho capito che non volevo partire.”
Pausa.
“Così sono tornata indietro.”

Laura l’ha guardata.
“E non è salita sul treno?”

Lei ha scosso il capo.

“No.
Sul treno è salita la persona che ero fino a quel mattino.”

Poi ha rimesso la cloche sul banco ed è uscita come sempre, senza fretta.

Solo allora Laura si è accorta di una cosa:
la cliente aveva lasciato sul banco un vecchio biglietto del tram, timbrato a Torino.
Data: aprile 1974.

Ritorna la cliente del mercoledi – Puntata 3

Il cappello da pioggia

Quel mercoledì pioveva fitto.
La cliente del mercoledì arrivò puntuale, con l’orlo del cappotto appena scuro d’acqua e il rossetto perfettamente intatto.

“Cerco qualcosa che regga bene la pioggia,” disse entrando.

Laura le mostrò un cappello da donna pratico, elegante, di quelli che non fanno scena ma resistono.
Lei lo provò, si osservò nello specchio e disse:

“Questo mi sarebbe servito molti anni fa.”

“Per una giornata di pioggia?” chiese Laura.

“Per una giornata in cui avrei dovuto avere più coraggio.”

Restò in silenzio qualche secondo, poi continuò.

“C’era una persona che mi aspettava sotto i portici.
Io lo sapevo.
Avevo promesso che sarei arrivata.
Invece cominciò a piovere e trovai cento buoni motivi per fare tardi.”

Laura si appoggiò appena al banco.
“E lui aspettò?”

La cliente si tolse il cappello.

“A lungo.”
Pausa.
“Più di quanto meritassi.”

La madre di Laura, molto piano, chiese: “E poi?”

La signora lisciò il bordo del cappello con due dita.

“Poi l’ho rivisto anni dopo.
Era sposato, sereno, gentile.”
Un sorriso appena accennato.
“E io capii che certe occasioni non si perdono quando vanno male.
Si perdono quando arrivano troppo presto.”

Laura rimase in silenzio.

La cliente stava già uscendo quando si voltò un’ultima volta:

“Ah, quasi dimenticavo.
Quel giorno sotto i portici non stava aspettando me.”

Ritorna la cliente del mercoledì – Puntata 4

Il cappello bordeaux

Alla quarta settimana, Laura e sua madre avevano smesso di chiedersi se sarebbe tornata.
La domanda vera, ormai, era un’altra: che cosa stava cercando davvero?

Quella mattina la cliente chiese un cappello bordeaux, elegante ma deciso.
Uno di quelli che non passano inosservati, ma nemmeno chiedono il permesso.

Se lo provò e si osservò a lungo nello specchio.
Poi disse, quasi parlando a sé stessa:

“Questo colore mi ricorda la sola volta in cui mi sono sentita davvero bella.”

Laura sorrise.
“Una sola?”

La cliente la guardò di traverso.

“Le donne intelligenti non rispondono a questa domanda.”

Perfino la madre di Laura lasciò sfuggire un mezzo sorriso.

“Dove l’aveva indossato?” chiese Laura.

“In un pomeriggio che doveva essere banale.
Un appuntamento senza importanza, un caffè veloce, due chiacchiere e via.”

“E invece?”

Lei abbassò gli occhi sul cappello.

“Invece, per la prima volta, qualcuno mi guardò come se avessi ancora tempo davanti.”

Per un istante nessuno parlò.

Poi Laura domandò: “Era innamorato?”

La cliente si tolse il cappello e lo appoggiò sul banco.

“No.
Era mia figlia.”

Silenzio.

E per la prima volta, Laura non seppe se la frase più sorprendente fosse quella…
o il fatto che fino a quel momento nessuno avesse mai immaginato che la cliente del mercoledì avesse una figlia.

Ritorna la cliente del mercoledì – Puntata 5

Il cappello da uomo grigio

Quando entrò, quel mercoledì, Laura capì subito che qualcosa era cambiato.
La cliente non guardò nemmeno per un secondo il reparto donna.

“Vorrei vedere un cappello da uomo,” disse.

Laura ne prese uno grigio, sobrio, molto torinese.
Lei lo osservò senza provarlo, tenendolo tra le mani con una delicatezza quasi inattesa.

“Era così,” mormorò.
“O quasi.”

“Di suo marito?” chiese Laura.

La cliente alzò gli occhi.
“No.”

La madre di Laura, ormai apertamente incuriosita, intervenne:
“Di suo padre?”

La signora sorrise appena.

“No.
Di un uomo che veniva qui da solo e sceglieva sempre con troppa attenzione.
Come se un cappello potesse rimettere ordine in una vita.”

Laura la guardava senza dire nulla.

“Lo conosceva bene?” chiese poi.

La cliente sfiorò il nastro del cappello.

“Abbastanza da capire quando mentiva.”
Pausa.
“E abbastanza poco da non impedirgli di farlo.”

“E cosa le disse?”

Lei appoggiò il cappello sul banco.

“Mi disse che sarebbe tornato.”

Laura attese.

La cliente si voltò verso la porta e concluse:

“Ma non stava parlando di sé.
Stava parlando di me.”

Sul banco, prima di uscire, lasciò una fotografia.
Vecchia, un po’ scolorita.
Ritraeva l’ingresso del negozio molti anni prima.
E sul retro c’era scritto solo:

Mercoledì. Come sempre.

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Ritorna la cliente del mercoledì – Puntata 6 Epilogo

Perché proprio il mercoledì

Mercoledì.
Ore 11:42.

Quella mattina, Laura e sua madre la stavano aspettando entrambe.
Non lo avevano detto, ma si vedeva.

Quando la cliente del mercoledì entrò, non si fermò davanti agli scaffali.
Non chiese di provare nulla.
Si avvicinò al banco con un’espressione più quieta del solito.

“Oggi non cerco un cappello” disse.
“Credo di aver ritrovato quello che mi mancava.”

Laura guardò la fotografia lasciata la settimana prima.

“Chi era quell’uomo?” chiese.

La cliente abbassò gli occhi sulla foto, poi li rialzò.

“Una persona importante.”
Pausa.
“Ma non nel modo in cui pensate.”

La madre di Laura restò immobile.

“Allora perché è tornata qui, per tutti questi mercoledì?”

La cliente sorrise. Stavolta senza mistero, quasi con gratitudine.

“Perché tanti anni fa entrai in questo negozio in un mercoledì come oggi.
Avevo appena litigato con mia figlia.
Ero convinta di aver perso qualcosa per sempre.”

Laura non disse nulla.

“La signora che c’era allora,” continuò la cliente, “non mi fece domande indiscrete.
Mi mostrò tre cappelli.
Io non ne comprai nemmeno uno.
Ma prima che uscissi mi disse una frase che non ho mai dimenticato.”

La madre di Laura la guardò più attentamente.

“Quale frase?”

La cliente si voltò verso di lei.

“Mi disse:
‘Torni quando vuole. A volte non si entra in una cappelleria per comprare. Si entra per rimettersi insieme.’”

Silenzio.

Laura sentì un piccolo brivido.

“Mia madre,” disse piano la signora dietro il banco.
“Questa frase la diceva mia madre.”

La cliente annuì.

“Lo so.
Per questo sono tornata.”

Laura guardò prima sua madre, poi la cliente.

“E la fotografia?”

La signora sorrise.

“Non ritrae un uomo che aspettavo.
Ritrae il momento in cui uscii da qui quel giorno.
La persona che scattò la foto fu mia figlia.”

Laura la fissò, sorpresa.

“La stessa figlia con cui aveva litigato?”

“Sì.”

“E allora perché sul retro c’è scritto ‘Mercoledì. Come sempre’?”

La cliente prese la fotografia tra le mani un’ultima volta.

“Perché da allora, ogni mercoledì, io e lei ci siamo sempre viste.
Anche nei periodi in cui non riuscivamo a dirci tutto.
Anche quando era difficile.”
Pausa.
“Lei è morta lo scorso inverno.”

Il negozio restò in silenzio.

La cliente posò la foto sul banco con un gesto lieve.

“Credevo di essere tornata qui per ricordare un uomo.
Invece ero tornata per ritrovare mia figlia.”

Poi guardò Laura e sua madre, una dopo l’altra.

“E per ringraziarvi.
Perché certi negozi vendono oggetti.
Altri, senza saperlo, custodiscono i passaggi della vita.”

Uscì con passo lento, come sempre.

E solo dopo qualche secondo Laura si accorse che quella mattina, per la prima volta, la cliente del mercoledì non aveva lasciato nessun mistero.

Aveva lasciato qualcosa di più raro:
la verità.

 

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